Cenni storici sulla Medicina Veterinaria a Bologna

La Medicina Veterinaria a Bologna ha radici antiche e legate alla storia della città.
Stemma della Facoltà di Medicina Veterinaria Bologna
Il simbolo della medicina veterinaria a Bologna: lo stemma

 

La Storia

Nella seconda metà del settecento nella città di Bologna maturò il convincimento dell'importanza che poteva assumere la salvaguardia del patrimonio zootecnico. Sino ad allora la cura degli animali era esercitata prevalentemente dai maniscalchi, che svolgevano spesso anche il compito di valutare le condizioni sanitarie del bestiame da macellare e delle carni. Poiché molti dovevano essere al tempo i mestieranti ed i ciarlatani, il Consiglio dell'Arte dei fabbri di Bologna rese obbligatorio nel 1695 un esame per tutti coloro che volevano "aprire bottega per esercitare l'arte del maniscalco". Tale obbligo restò in vigore praticamente per tutto il settecento fino a quando, nel 1784, si attivò nella Classe Medica una lettura di Veterinaria. Un anno dopo l'istituzione della lettura, nel 1785, fu resa obbligatoria la presenza di un Professore di Veterinaria per rendere più obiettivi e professionali gli esami.

Il primo insegnamento venne affidato a Giacomo Gandolfi, che già da tempo coltivava l'arte veterinaria e che venne assunto non solo a scopi didattici ma anche per svolgere importanti incarichi relativi alla tutela della sanità pubblica. Il corso di Veterinaria, che durava un anno, era seguito da chi voleva sostenere l'esame di abilitazione, obbligatorio per poter esercitare il mestiere.

Gandolfi rimase in carica fino all'anno accademico 1799-1800, fino a quando, cioé, le vicende della campagna napoleonica determinarono eventi burrascosi e incerti che trovarono ripercussione anche nell'organizzazione sanitaria. Tra le prime riforme attuate vi fu quella inerente la pubblica istruzione che non prevedeva tra gli insegnamenti universitari la Veterinaria, mentre si contemplava nel Piano di Riforma una Scuola Speciale di Veterinaria, con sede prima a Modena e poi a Milano.

Gandolfi fu quindi nominato Pubblico Veterinario Dipartimentale. A questa nuova nomina non corrispose comunque una modifica dei suoi compiti in quanto, in attesa della costituzione della Scuola Speciale, l'arte veterinaria continuava ad essere praticata dai maniscalchi che avevano superato il sopra ricordato esame.

L'esigenza di assicurare una continuità di insegnamento fu particolarmente sentita dal figlio di Gandolfi, Gaetano, laureato in Medicina e Chirurgia, il quale progettò la costituzione, a Bologna, di una Scuola Dipartimentale di Veterinaria. Il progetto fu approvato nel 1804 con alcuni emendamenti che annullarono però la possibilità che l'insegnamento di Veterinaria fosse reintrodotto nell'organizzazione della Facoltà di Bologna, come era negli intendimenti del Gandolfi. Inoltre, la Scuola non poteva concedere l'abilitazione all'esercizio della libera professione, come avveniva invece a Modena. La Scuola Veterinaria Dipartimentale di Bologna non venne però mai attivata in quanto il governo centrale non emanò il decreto di attivazione. Gaetano Gandolfi continuò comunque a svolgere, gratuitamente, le mansioni di pubblico veterinario fino a quando venne chiamato a ricoprire la cattedra del suo maestro, Germano Azzoguidi. In tale veste il Gandolfi ottenne di mutare la dizione della cattedra in "Anatomia Comparata e Veterinaria" e di attivare nella facoltà medica un "Corso per veterinari", biennale, al termine del quale si otteneva la Licenza in Veterinaria.

Al Gandolfi successe Antonio Alessandrini, che fu anche Rettore dell'Ateneo bolognese. Questi riuscì a fornire per l'esercizio pratico della veterinaria una sede, rappresentata da una scuderia della Cà Grande dei Malvezzi. Lo stabilimento fu inaugurato nel 1827 con il nome di Clinica Veterinaria per la pratica degli Studenti, nel quale insegnò successivamente Giovan Battista Ercolani.

Con l'anno accademico 1853-54 il Cursus Veterinarius venne portato a 3 anni. Dopo il primo anno si conseguiva il Baccelierato, dopo il secondo la licenza e dopo il terzo la matricola "pro libera facultate Medicinae Veterinariae faciendae".

Morto l' Alessandrini, nel 1861, la gestione della Clinica passò a Giovan Battista Gotti e, nel 1862, a Telesforo Tombari. Nel 1864 al Tombari subentrò nuovamente Ercolani, reduce dall'esilio torinese cui era stato costretto in seguito agli avvenimenti che avevano seguito la costituzione della repubblica romana. Ed è proprio con l' Ercolani che, nel 1876, la Scuola di veterinaria bolognese si affrancò dalla facoltà medica e divenne Scuola Superiore di Medicina Veterinaria, che conferiva, dopo un corso quadriennale, la laurea in Zooiatria.

All'Ercolani seguirono numerosi studiosi, sempre pronti a trasferire nell'azione pubblica le proprie scoperte scientifiche e tra questi ricordiamo Floriano Brazzola, Girolamo Cocconi, Luigi Alfredo Gotti. In seguito al collocamento a riposo di quest'ultimo, la cattedra di Clinica Medica e Chirurgica venne sdoppiata in quelle di Patologia speciale e clinica medica, coperta da Angelo Bonvicini, e Patologia speciale e Clinica chirurgica, per la quale fu chiamato Angelo Baldoni.

Negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale si verificarono il trasferimento della Scuola nel quadrilatero compreso tra le vie Belmeloro, San Giacomo e viale Filopanti e il passaggio alle dipendenze del Ministero dell'Economia Nazionale. La vecchia Scuola Superiore prese allora il nome di Regio Istituto Superiore di Medicina Veterinaria e venne separata dall'Università.

Nel 1928 il Regio Istituto Superiore di Medicina Veterinaria passò nuovamente al Ministero della Pubblica Istruzione restando però separato dall'Università fino al 1932, quando venne istituita la Facoltà di Medicina Veterinaria, che riconosceva come Preside il Prof. Pietro Gherardini.

Il seguito è storia recente. Con il passare degli anni la Facoltà si trovò sempre più circondata da civili abitazioni, quella che una volta era stata la periferia della Città' divenne il centro storico.

Gli spazi a disposizione della didattica, della ricerca diventarono sempre più angusti rispetto alle sempre maggiori esigenze ed al progressivo incremento del Personale Docente e Tecnico-Amministrativo. Fu presa quindi la decisione, alla fine degli anni 70, di trasferire la Facoltà al di fuori della città e, quale sede, fu scelto il Comune di Ozzano dell'Emilia, per la sua vicinanza a Bologna ed in quanto l'Università vi possedeva una azienda agraria di circa 300 ettari.

Nel 1991 iniziò il trasferimento di parte delle strutture della Facoltà: gli ex Istituti di Farmacologia, Farmacocinetica e Tossicologia, di Fisiologia Veterinaria, di Zootecnia e Nutrizione Animale, di Approvvigionamenti Annonari, Mercati ed Industrie degli Alimenti di Origine Animale, di Patologia Speciale e Clinica Medica Veterinaria, di Ostetricia e Ginecologia Veterinaria, di Patologia Speciale e Clinica Chirurgica Veterinaria. Per 2 anni la Facoltà si trovò divisa tra vecchia e nuova sede, con l'attività didattica svolta, nel corso della settimana, in parte a Bologna, in parte ad Ozzano. In questo periodo non pochi furono i disagi per i Docenti e gli Studenti.

Alla fine del 1993 fu completato il trasferimento, con l'arrivo, in Ozzano, degli ex Istituti di Patologia Generale e Anatomia Patologica, di Anatomia degli Animali Domestici con Istologia ed Embriologia, di Malattie Infettive, Profilassi e Polizia Veterinaria, di Patologia Aviare e della sezione di Medicina Veterinaria del Dipartimento di Biochimica.

La Facoltà fu inaugurata ufficialmente nel Maggio del 1994 alla presenza del Magnifico Rettore, Prof. Fabio Alberto Roversi Monaco e delle Autorità locali.

Dal 16 ottobre 2012, i corsi di studio, prima gestiti dalla Facoltà di medicina Veterinaria, sono attivati su proposta del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinaria e gestiti con il coordinamento della Vicepresidenza di Medicina Veterinaria.

 

ll simbolo della medicina veterinaria a Bologna: lo stemma 

Lo stemma della ex Facoltà di Medicina Veterinaria esprime la storia della medicina veterinaria a Bologna e insieme la fedeltà alla tradizione.
 
Lo stemma comprende due eserghi, uno superiore ed uno inferiore, tra i quali vi è un campo suddiviso in quattro parti.

Nell'esergo superiore è riportata l'antica denominazione dell'Università di Bologna, Alma Mater Studiorum.

In quello inferiore la scritta Veneranda Pales, qui assunta a simbolo della facoltà. Pales è un'antichissima divinità dell'Italia preromana, che proteggeva dal contagio le greggi e gli armenti rendendoli fecondi.

Nel primo quarto, in alto a sinistra, è riprodotto l'antico sigillo del Collegium Medicinae et artium, cioè l'associazione dei docenti dei Medicina e delle Arti maggiori, col patrono S. Luca, che fu anche medico, simboleggiato secondo l'iconografia apocalittica dal bue.

Nel secondo, quarto, in basso a sinistra, è riprodotto l'emblema dell'Universitas Artistarum, cioè della corporazione medioevale e gli studenti, coi protettori, i santi Cosma e Damiano.

Nel terzo quarto, in alto a destra è riportata la denominazione latina della moderna Facoltà, Facultas Medicinae Veterinariae, seguita dall'anno, 1932, in cui la Scuola superiore di veterinaria divenne Facoltà universitaria.

Nell'ultimo quarto, in basso a destra, figura lo stemma del Comune di Bologna.